Congresso Albo degli Optometristi 2010
 Cerca 
Domenica, 5 Settembre 2010 
FEDEROTTICA ASSOPTO FORMAZIONE ARTICOLI OTTICA ITALIANA CONTATTI LINK EVENTI
07/2010



Puglia: nasce l'Assopto BAT

La Giornata nazionale Anticontraffazione

Mercato: quali strategie per l'ottico optometrista?



OFFERTE DEL MESE
 


Username

Password
Accedi 
Hai dimenticato la password?
Bimbovisione
il programma di Federottica per la scuola
Solcioe per Special Olympics
Give the Gift of Sight
regala il dono della vista
OGS Optometry Giving Sight
The Coalition to Prevent Sport Eye Injuries Prevenzione traumi oculari nello sport
I problemi visivi della famiglia

Evolversi o estinguersi

data pubblicazione: 19/03/2010



È ricorrente sentir dire che “il mondo” sta cambiando e ciascuno, nell’affermarlo, fa riferimento al suo mondo, che può essere un’attività professionale o imprenditoriale, un settore economico, un contesto politico, una situazione educativa, insomma infinite possibilità.
In genere al cambiamento si accostano i concetti di intensità, di velocità, di globalità, a confermarne la dimensione di incontrollabilità e, insieme, di inevitabilità del fenomeno.
L’altra faccia del cambiamento, e ad esso inesorabilmente collegata, è la resistenza al cambiamento.
Abbiamo paura di ogni cambiamento che turba un equilibrio che funziona anche se sappiamo che potrebbe funzionare meglio.
Il desiderio di crogiolarsi nelle abitudini consolidate collide con la voglia di nuovo.
In fondo il nuovo è ignoto, mentre il vecchio è ben conosciuto.
E poi il cambiamento implica la padronanza di nuove competenze e la possibilità di muoversi in scenari che non si padroneggiano e che, quindi, si teme di non riuscire a gestire.
Strutturare la nostra realtà secondo passaggi noti costituisce anche un meccanismo adattivo che ci dà focalizzazione, sicurezza e padronanza dell’ambiente.
Il cambiamento infrange tutto questo.
E poi: «Mi posso assumere questa responsabilità? I vantaggi possibili saranno coerenti con i costi certi? Anche in quell’altra situazione ho cercato di cambiare e alla fine mi sono trovato peggio...» e così via.
C’è una celebre frase di Victor Ugo che recita pressappoco così: «Si può resistere all’invasione di un esercito, ma non a quella di un idea, il cui momento é giunto».
In altri termini, possiamo cercare di resistere al cambiamento e lottare per mantenere lo status quo, perché ne abbiamo paura o per qualsiasi altro motivo consapevole o inconsapevole, ma non possiamo resistere alla forza di una nuova idea, di una nuova tendenza o di un’evoluzione.
Possiamo averne paura ma cercare di combatterla è vano e altri la porteranno avanti traendone un vantaggio competitivo.
Bisogna decidere se schierarsi con quelli che vogliono cambiare le situazioni sfruttando le opportunità che il cambiamento porta con sé o piuttosto farsi trovare dalla parte di coloro che non guidano ma subiscono il cambiamento.
Le resistenze emergono prevalentemente dalla sfera emotiva ed è quindi complicato classificarle e spiegarle, certo però, il loro effetto riesce ad essere negativo e, in molti casi, addirittura nefasto.

Si possono evitare queste categorie dell’immobilismo semplicemente impedendo che realizzino la loro azione e c’è solo un modo per farlo: somministrarsi massicce dosi di conoscenza.
La conoscenza amplia i confini della propria competenza, moltiplica le alternative, crea una visione verso la quale dirigere risorse materiali e immateriali.
La conoscenza evita le trappole e le scuse che inchiodano all’immobilismo per il semplice fatto che rende plausibile il nuovo, che, progressivamente, diventa sempre meno nuovo.
È incredibile come la sottile resistenza al cambiamento riesce ad affermare il suo potere e a riprendersi, nel tempo, quello che aveva dovuto perdere.
Come dire tre passi avanti e due indietro che fanno un solo passo avanti, quello che, probabilmente, non basta per dire di aver cambiato effettivamente qualcosa.
Mi capita di interagire con imprenditori solo superficialmente convinti che è il momento di cambiare aspetti importanti della loro attività.
Ci si accorge della superficialità del loro orientamento al cambiamento quando, passando dalle strategie alle azioni, ogni proposta di cambiamento solleva dubbi infiniti e richiesta di modifiche tali per cui, alla fine, ci si trova inesorabilmente al punto di partenza.
Ecco perché ritengo la formazione e l’aggiornamento imprenditoriale e manageriale un passaggio determinante per cambiare.
Si costruisce quella base di competenze che rende più favorevole l’accoglimento di proposte verso il nuovo; in altre parole e con una metafora, è più facile irrigare un terreno umido che un terreno secco, su cui l’acqua scorre senza penetrare e provoca disastri.
Il convincimento e la determinazione dell’imprenditore sovente non bastano: si frappone un altro ostacolo rappresentato dai collaboratori.
Anche per loro scatta la trappola della resistenza al nuovo per gli stessi motivi validi per l’imprenditore e indicati sopra.
Per questo secondo, e non meno complicato problema, la soluzione sta nella comunicazione che deve essere in grado di sollecitare attivamente la partecipazione di tutti al progetto, coinvolgendoli di continuo nella pianificazione e nella prassi vera e propria.
Bisogna dare la possibilità ai collaboratori di esprimere le loro opinioni e le loro critiche, affinché, abbiano sempre la sensazione di poter operare in libertà.
Solo la libertà di agire, di sperimentare e anche di sbagliare consente al collaboratore, adeguatamente preparato e formato, di crescere.
 

© 2007 Optoservice Srl - Sede legale: Via Cenisio, 32 - 20154 Milano - Tel. 02.33611052 - Fax. 02.3491374
P.IVA 12646640156 / Codice Fiscale 01062150337 - Reg.Imprese Milano 23571/1999 - R.E.A. Milano 1380317
Tutti i diritti riservati
by SR Comunicazione