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Laurea: prima il riscatto Inps...e poi il lavoro...Tre mesi in più con il bimbo

data pubblicazione: 19/07/2010



Da qualche mese è possibile pagare le rate del riscatto di laurea all’Inps anche attraverso un ordine di bonifico permanente dato alla propria banca.
È un’agevolazione tecnica molto utile, soprattutto per due motivi:

a - si evita di recarsi ogni mese all’ufficio postale per effettuare il pagamento;
b - non si corre il rischio di dimenticare qualche pagamento.


Questo secondo punto è molto importante, perché se si salta un versamento non si può più recuperare quella rata e quindi il periodo riscattato si riduce.

È possibile rateizzare anche fino a 10 anni i versamenti e quindi è facile dimenticare qualche rata. La rateazione è molto gradita, anche perché non si pagano gli interessi.

Dal 2008 (legge numero 247/2007) è possibile chiedere il riscatto anche per i laureati che non hanno ancora cominciato a lavorare. Ecco una sintesi delle regole.

A che serve il riscatto

I contributi da riscatto per il corso di laurea sono utili per il diritto e per la misura di tutte le prestazioni.

Quali periodi si possono riscattare

Tutte le settimane che corrispondono al corso legale di laurea a condizione che abbia conseguito il titolo di studio. Sono quindi esclusi dalla possibilità di riscatto i periodi fuori corso e quelli durante i quali si è lavorato.

Diplomi e lauree

Si possono riscattare:
i diplomi universitari (corsi di durata non inferiore
a due anni e non superiore a tre);
i diplomi di specializzazione;
i dottorati di ricerca, successivi alla laurea di durata • non inferiore a due anni.

Quanti anni si riscattano

Secondo la convenienza della persona, si può scegliere di riscattare tutto il periodo di studio, oppure singoli periodi. Al limite anche poche settimane.

Se si cambia idea

In qualsiasi momento si possono interrompere i pagamenti. Naturalmente l’Inps accrediterà soltanto i periodi per i quali si sono versate le rate.

Restituzione del riscatto

Le rate già versate non possono in nessun caso essere restituite.

La domanda

Deve essere presentata sullo speciale modulo all’Inps con allegato il certificato rilasciato dall’Università o dall’Istituto Superiore di istruzione che comprovi:
- il conseguimento del diploma di laurea;
- gli anni accademici durante i quali è stata frequentata la facoltà;
- gli anni fuori corso;
- la durata del corso legale di laurea.

Quando

Non c’è scadenza. Ma, per chi lavora, prima si presenta, meno si paga perché il costo aumenta con l’età e con la retribuzione.

Il costo

Per chi non ha ancora cominciato a lavorare, il riscatto è a prezzo fisso. In pratica devono versare un contributo, per ogni anno da riscattare, pari a quello minimo degli artigiani e commercianti moltiplicato. Così per esempio, una laurea di cinque anni in ingegneria viene a costare circa 23-25 mila euro, che rateizzati per dieci anni comportano una rata mensile di circa 190-200 euro.

Risparmiare sulle tasse

Il contributo di riscatto è fiscalmente deducibile dall’interessato. Se nel frattempo non ha un reddito personale, il contributo è detraibile nella misura del 19 per cento dell’importo stesso, dall’imposta dei genitori (se l’interessato è fiscalmente a carico).

Trasferimenti e ricongiunzioni

Se il giovane comincia a lavorare come dipendente pubblico oppure viene iscritto a un altro Ente previdenziale (giornalisti, spettacolo e così via) le rate versate si possono trasferire nella nuova posizione. Qualche ostacolo al trasferimento può invece venire presso le Casse Professionali secondo i rispettivi Regolamenti interni.

Anche le lavoratrici autonome possono ottenere il congedo parentale. In pratica, entro il primo anno di vita del proprio figlio, possono astenersi dal lavoro e richiedere all’Inps un assegno giornaliero di circa 10-11 euro.
Ecco in breve come funziona questo sostegno alla maternità.

La domanda

Va presentata all’Inps prima della sospensione dell’attività insieme a una dichiarazione dell’interessata. Si allega anche il modello F24 del periodo immediatamente precedente.

La contribuzione

Durante i tre mesi di assenza la lavoratrice autonoma non è tenuta a versare i contributi Inps per la pensione. Questi periodi di assenza, infatti, sono riconosciuti gratuitamente come contributi figurativi (ma in pratica valgono per la pensione come gli altri contributi).

Per mesi interi

È opportuno, seguendo anche i consigli del commercialista o consulente, che l’assenza dal lavoro sia per mesi interi. Infatti, come ha dichiarato l’Inps, se una lavoratrice autonoma si assenta, per esempio, dal 2 agosto al 1° novembre, avrà gli assegni per tre mesi, ma per la pensione avrà il riconoscimento soltanto dei mesi interi (settembre e ottobre in questo caso).

Il padre no

Se la mamma è una lavoratrice autonoma che si trova in stato di grave malattia e non può seguire il neonato, la legge non consente che ad assentarsi sia il padre. Questo è invece possibile per le dipendenti in caso di impedimento della donna.

Quanto spetta

Per i tre mesi spetta un pagamento complessivo di circa mille euro. Nella tabella riportiamo gli importi esatti dell’indennità giornaliera sia del congedo di maternità sia del congedo parentale.
Con l’occasione precisiamo che l’importo ufficiale dell’assegno del congedo di maternità per le donne inquadrate come commercianti è risultato un po’ più alto di quanto indicato, come proiezione in un nostro precedente articolo.



 

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