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Professione

Dalle prove tecniche di dialogo alle deliranti manipolazioni

Domenica pomeriggio, presso l’Otticlub di Mido, si è tenuto un dibattito moderato dal sociologo Enrico Finzi al quale hanno partecipato il sottoscritto ed il Presidente di SOI Matteo Piovella.

Scopo di questo incontro era tentare, dopo decenni di gelo e di totale contrapposizione, la via del dialogo. Poiché, come ben noto, le posizioni in merito al riconoscimento di ruolo e funzioni dell’ottico optometrista, dell’optometrista o di come più vi piace definire questa figura, ci vedono in totale contrapposizione con SOI, abbiamo ritenuto di provare a confrontarci e a dialogare su un terreno all’interno del quale, forse, può esistere un comune sentire. Un piccolo passo, nella speranza che possa diventare propedeutico ad altri. Questo terreno del comune sentire è connesso al ruolo da avere in merito alla gestione delle patologie oculari – e le ametropie, come ben noto, non sono una patologia – nonché alla gestione di quei soggetti che, in dubbio di malattia, possono attraverso una modalità condivisa essere inviati al medico oculista per poi essere re-inviati al centro ottico, magari con qualche riga di commento da parte del medico stesso. Un modo questo, e scusate se è poco, per accrescere il nostro ruolo sociale.

Per cominciare a produrre qualcosa di concreto, avevamo preventivamente proposto a SOI un testo da strutturare come cartello da rendere visibile nei nostri studi, che così recita: “L’analisi visiva da noi effettuata non è finalizzata all’individuazione di eventuali patologie oculari. A tal fine, si raccomanda di effettuare con regolarità una visita medico-oculistica”. C’è qualcosa di opinabile in queste parole? Qualcuno: ottico, ottico optometrista, optometrista o come più gli aggrada essere definito ritiene di doversi occupare direttamente attraverso la diagnosi e la terapia delle malattie degli occhi? Mi auguro proprio di no!

Durante l’incontro di Mido, il dott.Piovella ha presentato, modificandone il testo ma lasciando l’intestazione Federottica, una versione rivista da SOI – e da me mai visionata prima – del medesimo cartello. Il testo contiene elementi a mio avviso del tutto estranei al contendere – che è il ruolo delle nostre categorie nei confronti delle patologie oculari – come ad esempio la gestione del soggetto pediatrico anche in ambito refrattivo. Questo testo, ripeto, non è il nostro – che ho riportato e potete rileggere più in alto – né è stato concordato o accettato dal sottoscritto o da altri membri della Federottica.

Confesso che, mentre compariva sullo schermo alle mie spalle la “versione SOI” e dopo averla velocemente letta, ho avuto per un attimo la tentazione di chiedere alla regia di oscurarla per evitare che qualcuno potesse fotografarla e farla poi “girare” spacciandola per farina del nostro sacco, poiché campeggiava in alto il marchio Federottica. Mentre facevo questi ragionamenti, un’altra voce della coscienza mi suggeriva che no, non si può arrivare ad una simile bassezza. A maggior ragione nel momento in cui io stesso chiarivo a voce alta che quel testo non era il nostro e che lo stesso Piovella ammetteva che si trattava di un errore il non aver tolto il nostro simbolo da quel “cartello”.

Ebbene: mi sbagliavo. Mi sbagliavo perché il o i manipolatori erano già all’opera. Mi è stato riferito che circola su gruppi social quella fotografia spacciata per l’immagine del “Federottica-pensiero”, e naturalmente si sprecano i commenti, alcuni dei quali arrivati anche alla mia attenzione. Ebbene: tutto questo è ripugnante. Se all’interno della nostra categoria vi sono soggetti simili credo sia chiaro: siamo malati. Abbiamo un cancro, che va curato. E’ legittimo – ci mancherebbe – il libero arbitrio, ciascuno è libero di pensare di me e dell’Associazione che rappresento ciò che vuole, ma a nessuno permetto di utilizzare per i propri fini di delegittimazione la menzogna e sia chiaro fin da ora: chi dovesse postare quell’immagine attribuendola al sottoscritto sarà querelato immediatamente e se ne parlerà in tribunale. Non ci saranno sconti, questa volta.

Dal giorno del mio insediamento sto cercando di promuovere il dialogo, sia all’interno della categoria che nei confronti di tutta la filiera. E’ un compito complesso, enormemente complesso, ma che fino ad ora ho portato avanti instancabilmente. Questa cosa, evidentemente, dà fastidio. Meglio, per qualcuno, la logica dei muri a prescindere, la cultura del nemico e del “tutto e subito” che ha portato al “nulla per quarant’anni”.

Sono stanco, amareggiato e deluso. Sono anche schifato, per i silenzi di chi non ha proferito verbo in sala ed ha atteso che tutto finisse per gettar il fiele della falsità sugli assenti, però vado avanti per la mia strada, ed attendo che qualcuno si faccia avanti per dirmi direttamente ciò che pensa, e non se ne stia rintanato al buio a tesser trame.

Andrea Afragoli
Presidente Federottica
 

Ascolta l'audio delle precisazioni del Dottor Piovella sulla slide a marchio Federottica proiettata in sala


Pubblicato il 01-03-2017 alle 13:59:51 | Stampa