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Importante puntualizzazione del Presidente Federottica sulle notizie relative ad indagini nei centri ottici


Andrea Afragoli ha scritto alle redazioni de “La Stampa” e “Il Secolo XIX” illustrando alcuni fondamentali passaggi tecnico-legislativi per far meglio comprendere la vicenda avente per oggetto le ispezioni dei NAS, a seguito di esposti presentati dal Presidente SOI, dottor Matteo Piovella, in numerosi centri ottici sul territorio nazionale.


Sgombro ogni possibile equivoco chiarendo fin da ora e definitivamente che non è compito della categoria che rappresento compiere diagnosi di malattie né somministrare terapie, e che chi dovesse farlo, non essendo un medico, commetterebbe un illecito. Ciò detto, occorre però fare alcune precisazioni in merito alla strumentazione da lei citata (dice Afragoli, rivolgendosi al giornalista Claudio Laugeri, ndr), immagino prendendo spunto dall’“elenco delle attrezzature con utilizzo compatibile da parte dell’ottico” fornito da SOI agli inquirenti: lo schiascopio/retinoscopio, che nella pratica optometrica non si utilizza con farmaci midriatici, è previsto in uso all’ottico dal Decreto 3/5/94 allegato B, così come il topografo corneale. Lo stesso si può dire per la lampada a fessura, addirittura presente negli Studi di Settore, nelle metodologie di controllo stabilite dall’Agenzia delle Entrate, e richiesta obbligatoriamente in alcune Regioni italiane per l’inserimento negli elenchi degli ottici abilitati a fornire il SSN sulla base del Nomenclatore Tariffario. Presenza obbligatoria prevista per lo stesso motivo anche nei confronti del già citato schiascopio/retinoscopio, test lacrimali ed altri strumenti, mentre la presenza del topografo corneale è non obbligatoria ma consentita.

Senza ulteriormente tediarla con un elenco di strumenti tecnici sconosciuti ai più e probabilmente di scarso interesse per i lettori, credo si possa e si debba fare un diverso ragionamento, in attesa che la Magistratura svolga la propria indispensabile funzione e, quindi, sospendendo ipotesi di abuso, che occorrerà provare. Due sono gli aspetti a mio avviso fondamentali.

Salvo rarissimi casi, molti strumenti possono avere una doppia valenza tecnica e diagnostica, come lei stesso ricorda nel suo articolo. Il topografo corneale facilita la diagnosi di cheratocono – compito del medico -, ma aiuta enormemente l’ottico applicatore di lenti a contatto (cit. Decreto Sirchia 2003) nel momento in cui, per l’appunto, applica lenti corneali, migliorando il servizio offerto e la qualità prodotta. Occorre, quindi, che l’utilizzo tecnico e non di natura medica sia chiaro, e questo possono testimoniarlo i fruitori di tali servizi, più che una visita ispettiva che verifica la sola strumentazione presente.

Inoltre, è necessario prendere atto di un progresso tecnologico che muta e trasforma la strumentazione di cui disponiamo, senza andare, però, ad intaccare le sfere di competenza delle differenti figure professionali. Fermo restando i principi già citati in merito alla diagnosi e alla terapia, non si comprende perché le novità tecnologiche debbano essere precluse, salvo attestazione contraria.

Sarebbe interessante intavolare una seria discussione sul ruolo di una categoria capillarmente distribuita sul territorio, che non vuole fare abusivismo, ma mettersi a disposizione del pubblico e di altri attori del comparto per sviluppare sinergie virtuose.

Andrea Afragoli
Presidente Federottica

 

L'articolo pubblicato sulla Stampa


Pubblicato il 05-05-2017 alle 19:00:35 | Stampa