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Professione

Gianni Rehak: "Lettera aperta agli ottici optometristi laureati"

Il racconto appassionato rivolto ai giovani da un padre dell’optometria italiana (da Ottica Italiana 5-2013)

«Ricevendo questa lettera ho avuto un momento di commozione, perché mi ha consentito di ricordare tempi che consideravo ormai passati - commenta Giulio Velati - ma che, al contrario, si stanno rivelando ancora attuali con quella modernità che è solo frutto di un grande amore per la professione da parte di coloro che l’hanno sempre amata e hanno sempre combattuto per la sua affermazione e la sua crescita. Gianni Rehak è uno di questi “folli” della primissima ora (ma non preoccupatevi non è il solo... per fortuna ne conosco molti altri) e ha voluto con questo suo contributo dare una testimonianza a supporto di chi vorrebbe la banalizzazione di una professione di grande spessore scientifico e sociale»


Chi firma questa “Lettera aperta agli ottici optometristi laureati”, insieme a molti altri, ha dedicato circa quaranta anni della propria vita professionale a rendere possibile la nascita della professione di optometrista. Dopo la scuola di Optometria di Milano fondata e diretta dall’ingegner Giaquinta e sovvenzionata dalla “Fondazione Porro” (Filotecnica Salmoiraghi), non sopravvissuta alla parentesi bellica, di optometria in Italia non se ne parlò più per decenni.


Se ne ricominciò a parlare ufficialmente a Imperia, il 21 aprile del 1968, in occasione del “Primo Congresso annuale della S.O.E.” (Società d’Optometria d’Europa). A questo congresso seguirono una serie di riunioni in uno storico ristorante di Tortona: “Il Cavallino”. Il luogo fu scelto per ragioni logistiche, poiché si trovava al centro del cosiddetto triangolo industriale (Milano-Torino-Genova).

Ottici provenienti da queste tre città, e dai relativi hinterland, cominciarono a riunirsi e stabilire un progetto di politica professionale per ottenere, anche in Italia, il riconoscimento della professione di optometrista. Non ci volle molto a capire che, sul piano operativo, si doveva innanzitutto assumere il controllo della più importante associazione nazionale degli ottici (Federottica) e, in seguito, elevare rapidamente il livello culturale degli ottici in attività e, quindi, cercare di ottenere un insegnamento di livello universitario come in Inghilterra, in Canada, negli Stati Uniti e in altri stati generalmente anglosassoni.

Ebbene, abbiamo sempre saputo che un’optometria ufficialmente riconosciuta come professione indipendente, non sarebbe stata né per noi, né per i nostri figli, ma forse… per i nostri nipoti. Certe strade sono in salita, lunghe e irte di ostacoli.

Infine, grazie al lavoro di molti che non nomino solo per non dimenticarne nessuno, il risultato è arrivato. Anni di lotte sindacali, anni di corsi di aggiornamento organizzati e gestiti dalla Società d’Optometria d’Europa (ben 98 con i migliori docenti del mondo), iniziative di ogni tipo, dal “Equipe 10 Child Vision Screening” (uno screening accurato ed approfondito di oltre 100 piccoli ospiti di un istituto caritatevole), alla pubblicazione di una raccolta di vignette “Optometriche” eseguite da uno dei disegnatori più in voga del momento.

Per non parlare dei Congressi, dei Continuing Education Courses in Optometry, del “Corso di Montreal”, dell’insegnamento nelle scuole regionali d’Optometria, dei corsi di Optometria Clinica “alla poltrona” (sempre sotto l’egida e l’organizzazione della S.O.E.), di cui vanto l’ideazione della formula e l’esecuzione in tutta Italia e in alcuni Paesi Europei. Una formula innovativa con al massimo 20 alunni e il docente che esegue un’analisi visiva ad ogni studente mentre gli altri osservano e chiedono spiegazioni su ciò che non gli è ben chiaro.

Quindi ogni alunno esegue l’analisi visiva ad ognuno degli altri studenti, sotto il controllo continuo del docente. E altre mille attività che sarebbe troppo lungo e noioso enumerare. Tutto questo ha costituito il substrato su cui uomini e donne di grande valore e innamorati della professione, sono riusciti ad ottenere finalmente, e al di là di ogni realistica previsione, “I Corsi di laurea d’Ottica e Optometria” che “in nome del Popolo Italiano” rilasciano il titolo di “Dottore in Ottica e Optometria”. Il coronamento di un sogno durato quaranta - e sottolineo quaranta - anni.

Si ipotizzava che l’iscrizione ai Corsi di laurea di Ottica e di Optometria fosse la logica prosecuzione del percorso formativo soprattutto di coloro che provenivano dal mondo dell’ottica. Oggi ci risulta e ci amareggia, che solo il 20 percento dei figli e nipoti degli ottici optometristi frequenta i sette Corsi di laurea in Ottica e Optometria. Che il 60 percento non termina il corso di laurea, e che quelli che lo terminano, non avendo precedente ottenuto il diploma di Ottico, devono sottoporsi a corsi di basso livello per ottenere l’attestato che gli permetta di esercitare l’attività.

Al contrario, tanti figli o nipoti degli ottici optometristi, preferiscono accontentarsi di un “facile diplomino” che gli consenta di guadagnare, una volta abbastanza facilmente, ora molto meno, senza impegnarsi più di tanto, e rinunciano o nemmeno mettono in conto, la possibilità di iscriversi ad un Corso di laurea in Ottica e Optometria.

Essi contano di poter esercitare la professione conseguendo diplomi “d’Optometria” (sic!) che, pur essendo un ottimo business per ben oliate organizzazioni, non porteranno mai la professione a quel livello che solo una laurea conseguita in uno delle sette università statali presenti in Italia può dare e che è assolutamente indispensabile per poter svolgere appieno la propria “mission”: quella di mettere in grado le persone di utilizzare al meglio il più importante canale per la raccolta delle informazioni e cioè “la visione”.

Serviranno solo a fornire manodopera a basso prezzo alla grande distribuzione ottica i cui interessi sono più economici che professionali. Voglio ricordare che il vero “must” della professione di ottico optometrista è: “Misurare, Prescrivere, Fornire”. Cioè stabilire con l’ametrope il famoso “contratto di risultato”.

Una optometria che si limiti a “misurare e prescrivere” è una “optometria monca”. Una professione di serie B che non fa che scimmiottare quella degli ortottisti, o quella dell’oculista con il limite, però, della diagnosi e della cura. Ora sappiamo che a tutt’oggi gli ottici optometristi laureati sono circa 350. Se si aspettano che qualcuno si prenda la briga di conquistare, per loro, un posto al sole, s’illudono. Noi abbiamo seminato una nuova professione: quella di ottico optometrista.

Solo loro, lottando con energia e convinzione, potranno raccoglierne i frutti ed essere padroni del loro futuro. Termino ringraziando il mio amico e mentore Ugo Frescura fondatore e presidente della S.O.E., che mi ha aperto gli occhi su questa splendida professione.


Gianni Rehak
Ha conseguito il diploma di Ottico a Milano nel 1959.
Membro fondatore della Società d’Optometria d’Europa nel 1968.
Della stessa è stato membro del consiglio direttivo ricoprendo anche la carica di tesoriere.
Per la Società d’Optometria d’Europa ha tenuto numerosi Corsi di Optometria Clinica, denominati “Corsi alla poltrona”. Questi corsi, essenzialmente pratici, si strutturavano intorno a ripetute analisi visive. Ogni allievo, la eseguiva ad ognuno dei colleghi presenti.
È stato Gianni Rehak, grazie anche all’esperienza maturata in un centro psico-pedagogico di Verona dedicato a bambini cerebrolesi, a organizzare, nel lontano 1983, uno screening denominato “Equipe 10 Vision screening” effettuato in una giornata da 10 Optometristi  a 100 piccoli ospiti di un organizzazione caritatevole con sede a “Caldirola” (AL).
Membro del consiglio direttivo della Federottica e Fondatore dell’Albo degli Optometristi, ha partecipato a numerosi Congressi occupandosi, unitamente ad altri, sia delle abilità visive in generale sia dei problemi visivi specifici dei bambini portatori di handicap.
Ha sviluppato, primo in Europa, un software specifico denominato (Optosys) per fornire agli ametropi un servizio di richiami e controlli programmati allo scopo di garantire loro, nel tempo, la massima efficienza visiva.
È stato nominato “Membro d’onore della Società d’Optometria d’Europa” in occasione dell'ultimo Congresso di Parigi.
Si è  ritirato dalla pratica attiva da alcuni anni passando il testimone al figlio Roberto.


 


Pubblicato il 06-06-2013 alle 09:33:10 | Stampa