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Professione

Sinergia professionale sì, ma nel rispetto di tutti i ruoli

Il simposio organizzato all’interno del congresso SOI il 16 maggio scorso, per come viene riferito dalla testata "b2eyes today", presenta da parte nostra diversi punti di riflessione.
Volendo ragionare con spirito positivo, ci fa naturalmente piacere che il 48% degli oculisti e degli ortottisti desideri dialogare con la nostra categoria e che ritenga auspicabile la sinergia professionale. È esattamente ciò che da tempo ci auguriamo ed è alla base di una formale richiesta di incontro inviata il 20 maggio 2014 ai membri del Direttivo SOI, da allora in attesa di una risposta mai pervenuta. Quindi: se il rapporto del sondaggio effettuato va nella direzione da noi desiderata non possiamo che esserne felici.
Ciò detto, occorre però fare alcune precisazioni in merito ai contenuti emersi nel dibattito: la procedura di collaudo del dispositivo medico su misura “occhiale da vista” è esclusivo compito del fabbricante il dispositivo stesso, cioè dell’ottico, che del dispositivo è responsabile (D.Lgs. 93/42) in merito ai requisiti essenziali di sicurezza e salute essendone il fabbricante. Quindi, anche qualora un occhiale fosse realizzato su indicazione diottrica del medico oculista, né la fase di progettazione né quella di collaudo può essere attuata sotto la responsabilità di figure professionali diverse dall’ottico.
È poi certamente vero che una “prescrizione” lenti non si deve modificare, giacché occorre dare completezza al lavoro svolto da un professionista che poi, eventualmente, risponderà del proprio operato. È proprio questa la direzione verso la quale si dovrebbe andare: rispondere, anche economicamente, degli errori commessi, oltre che eventualmente in sede legale. Quindi, di fronte alle rimostranze della clientela ed in verificata presenza di conformità del dispositivo alla norma tecnica di riferimento, si invitano i colleghi a non compiere alcun intervento sul dispositivo stesso ma ad inviare l’utente insoddisfatto al medico che sarà tenuto a rispondere opportunamente in tal senso.
Veniamo però a considerazioni per noi più importanti: la ricerca del dialogo non può essere impostata che sui binari della correttezza fra le parti. Parlare in modo assolutamente indefinito di abusivismo, così come il citare la Cassazione parzialmente e senza esplicitare quanto tali sentenza hanno chiarito in maniera inequivocabile, non ci sembra affatto il miglior modo per ricucire antichi strappi. Se si comprende veramente la necessità di un confronto costruttivo e si ha chiaro, come noi lo abbiamo, che dalla collaborazione interprofessionale non può che scaturire un vantaggio tanto per l’utenza (aspetto questo della primaria importanza) quanto per i professionisti stessi, occorre impostare tale confronto su principi di reciproco rispetto che francamente non emergono da quanto letto a mezzo stampa.

Andrea Afragoli per Federottica
Andrea Garagnani per Assogruppi Ottica

 


Pubblicato il 27-05-2015 alle 17:43:33 | Stampa